🕊️ La Promessa di Pace Mondiale: Sintesi della Conferenza Baháʼí - ISSUP a Bari

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Bari, 29 Novembre 2025 — Nel cuore del dibattito sulle crisi globali e le crescenti polarizzazioni, il Centro Baháʼí di Bari ha ospitato un incontro di profonda rilevanza spirituale e civile, celebrando il 40° anniversario della pubblicazione del documento "La Promessa della Pace Mondiale". L'evento ha riunito la Comunità Baháʼí e l'ISSUP (Istituto Superiore di Studi Umanistici e della Pace) in una discussione sulla possibilità e l'urgenza di realizzare la pace definitiva.

Il quadro emerso dalla conferenza è cristallino: la pace non è un ideale fragile, ma una rotta concreta che richiede una trasformazione simultanea, interiore e strutturale.


La Prospettiva Spirituale: L'Unificazione della Razza Umana

Mario Morano, responsabile del Centro Baháʼí di Bari, ha ribadito l'estrema attualità del messaggio del 1985, sottolineando come le guerre e i conflitti abbiano reso il documento cruciale, tanto da ispirare una Facoltà dedicata alla Pace presso l'Università del Maryland.

Il caposaldo della visione Baháʼí è che la pace non solo è possibile, ma è inevitabile. Questa inevitabilità scaturisce da un corso storico dell'umanità che, partito dall'unità familiare, tribale e nazionale, deve necessariamente culminare nell'unificazione della razza umana.

Per rendere questa aspirazione concreta, la Comunità Baháʼí propone riforme strutturali radicali, tra cui:

Morano ha identificato negli attuali ostacoli come la mancanza di parità uomo-donna e la disuguaglianza socio-economica i freni che impediscono ancora oggi l'apertura dei popoli verso questa grande unificazione.


Il Modello ISSUP: Dalla Disciplina Interiore alla Cooperazione

Domenico Scoglietti, direttore culturale e scientifico dell'ISSUP, ha tracciato il legame storico e filosofico tra l'Istituto e la Comunità Baháʼí. Richiamando la figura del fondatore, il sociologo Professor Mario Brunetti, Scoglietti ha posto l'accento sulla necessità di creare una coscienza di cittadini del mondo, superando le divisioni di razza, religione ed etnia.

Secondo la scuola ISSUP:

  • Non c'è pace senza giustizia, né giustizia senza pace.
  • La pace nasce da un benessere interiore che non è gratuito, ma deve essere conquistato con la disciplina e l'educazione.
  • L'attuale sistema sociale, basato sulla competizione e sul prevalere sugli altri, è una "formazione deviante" che ostacola lo sviluppo umano e coscienziale.

La via d'uscita proposta è l'educazione fin dalle prime generazioni, lavorando nelle scuole per instaurare la consapevolezza di essere parte dell'umanità intesa come un tutto, promuovendo la cooperazione al posto della competizione.


La Sfida Educativa: Sradicare l'Immagine della Guerra

La riflessione sulla pedagogia della pace ha rappresentato uno dei momenti più concreti della conferenza.

La Professoressa Antonella Nardelli (Pedagogia di Pace ISSUP) ha evidenziato la difficoltà di sradicare dai giovani le "immagini della guerra e della lotta", idee assorbite in un'epoca di conflitti digitali e polarizzazioni. Nardelli ha proposto di focalizzare l'attenzione su grandi figure di uomini e donne di pace – figure spesso lasciate "in riserva" nei programmi ministeriali – per fornire esempi positivi e modelli di riferimento concreti.

A questo scopo, il Professor Giuseppe Simonetti ha illustrato il progetto "Scuola in Armonia", un'attività rivolta ai ragazzi per rallentare i ritmi frenetici e burocratizzati della scuola moderna. Il progetto insegna ai giovani l'importanza di essere presenti nel momento attraverso la consapevolezza corporea e del respiro, offrendo semplici esercizi per conseguire l'armonia con sé stessi e con gli altri.


Una Rotta Credibile per il Futuro

Il messaggio finale della conferenza è unanime: la pace non può essere raggiunta solo con trattati politici o solo con la meditazione individuale. Le tre prospettive – spirituale, strutturale e pedagogica – convergono sull'esigenza di un cambiamento interiore affiancato da istituzioni responsabili.

Se si creano cittadini consapevoli e si intraprendono percorsi educativi capaci di sradicare la competizione a favore della cooperazione, allora il messaggio lanciato nel 1985 può finalmente diventare una rotta credibile e inevitabile per il nostro futuro.

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