ROMA, 16 GENNAIO – “Accogliamo con favore la posizione assunta dal segretario della Lega, Matteo Salvini, nel sostenere la mozione di sfiducia nei confronti della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, presentata all’indomani dell’approvazione dell’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur. Una presa di posizione netta e politicamente coerente, che intercetta le forti preoccupazioni espresse da tempo dal mondo delle imprese, in particolare da quelle dell’agroalimentare italiano”.
Lo dichiara Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori.
“L’accordo UE–Mercosur, che coinvolge Paesi come Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, viene presentato come una grande opportunità di apertura dei mercati, ma nella sua formulazione attuale rischia di tradursi in un grave squilibrio competitivo. Le imprese europee, e italiane in particolare, sono sottoposte a regole stringenti in materia ambientale, sanitaria, di sicurezza alimentare e di tutela del lavoro. Consentire l’ingresso massiccio di prodotti provenienti da Paesi che non applicano gli stessi standard significa esporre le nostre filiere a una concorrenza sleale e potenzialmente devastante”.
“Non si tratta di chiusura ideologica al commercio internazionale – prosegue Ruvolo – ma di una questione di equità e di sopravvivenza economica. Il Made in Italy agroalimentare non è solo un marchio, ma un sistema produttivo fatto di piccole e medie imprese, territori, qualità certificata e controlli rigorosi. Tutto questo ha un costo, che non può essere ignorato in nome di accordi costruiti lontano dalla realtà delle imprese”.
Confimprenditori auspica ora che anche Fratelli d’Italia e Forza Italia sostengano con coerenza questa iniziativa, dando seguito alle posizioni espresse più volte in campagna elettorale a difesa dell’agricoltura italiana, delle produzioni DOP e IGP e delle filiere di qualità. “Su temi strategici come questo – sottolinea Ruvolo – la coerenza politica non è un dettaglio, ma una responsabilità verso il Paese”.
“La tenuta della filiera agroalimentare italiana e, più in generale, della nostra economia reale, dipenderà anche dalla posizione che il governo italiano saprà assumere in Europa. Senza una strategia chiara di tutela delle produzioni nazionali e senza il rispetto del principio di reciprocità, ogni grande accordo commerciale rischia di trasformarsi in un boomerang. Difendere il Made in Italy non è protezionismo: è buon senso economico”.






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