L’iniziativa, organizzata e moderata da Leonardo Lisanti e Manuela Fratianni, con il patrocinio del Comune di Montagano, ha visto la partecipazione di due relatori con percorsi diversi ma complementari: Pietro Mazzuca e Cosimo Massaro.
Un confronto diretto, senza filtri apparenti, che ha toccato temi centrali: informazione, economia, simboli e trasformazioni globali. Ma più di tutto, ha riportato al centro una parola che oggi sembra abusata ma raramente praticata: consapevolezza.
Nel servizio realizzato da IdeaNews, l’ing. Mario Di Gregorio ha raccolto le impressioni a caldo di uno degli organizzatori e di uno dei relatori, offrendo uno spaccato interessante anche su ciò che accade “dietro” il dibattito pubblico.
Lisanti ha sottolineato un punto che spesso viene aggirato: il ruolo di chi fa informazione oggi non è solo raccontare, ma mediare senza distorcere. Un equilibrio sempre più difficile da mantenere in un sistema dove, a suo dire, i grandi flussi economici rischiano di “edulcorare” o addirittura filtrare le notizie. Non solo nei media tradizionali, ma anche in quella che viene definita controinformazione, che non sempre riesce a sottrarsi a influenze ideologiche o politiche.
Una riflessione che porta dritto a una realtà scomoda: l’informazione davvero libera esiste solo quando è indipendente anche economicamente. E questo, oggi, è tutt’altro che scontato.
Dall’altra parte, Mazzuca ha riportato il discorso su un terreno ancora più concreto: quello delle fonti. Secondo il saggista, chi fa inchiesta deve cercare documenti non filtrati, perché è proprio nel filtro che si annidano interessi e narrazioni costruite. Un passaggio che colpisce, soprattutto quando si parla di guerra e di informazione internazionale, dove spesso il racconto arriva mediato, selezionato, confezionato.
Ancora più provocatoria la sua visione sulle narrazioni: la realtà, oggi, non è solo raccontata, ma spesso costruita. E in questo processo entrano in gioco elementi che molti sottovalutano, come i simboli. Secondo Mazzuca, i simboli continuano a parlare nel presente e influenzano percezioni e scelte, anche quando non vengono compresi apertamente dal pubblico.
La conferenza ha avuto anche un altro merito, forse il più concreto: non si è rivolta solo a un pubblico già “formato”, ma ha intercettato anche persone meno abituate a questi temi, stimolando dubbi e domande. Non la pretesa di dare risposte assolute, ma la volontà di rompere schemi e automatismi.
E qui sta il punto vero. In un’epoca in cui tutto scorre veloce e l’informazione viene consumata più che compresa, momenti come questo rappresentano una pausa necessaria. Non per trovare verità preconfezionate, ma per imparare a farsi le domande giuste.
Perché, come emerso chiaramente durante l’incontro, capire il presente non è più una scelta culturale: è una necessità per non subirlo.
Qui il servizio su Youtube realizzato dall'Ing. Mario Di Gregorio:






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