Sicurezza e libertà, senza filtri: il Generale Esposito accende il dibattito a Molfetta

Nell'incantevole cornice del Museo della Radio e della Televisione di Palazzo Turtur, il 4° appuntamento de «La Radio al Museo» ha portato sul palco il Generale dei Carabinieri Maurizio Esposito per una serata densa, senza sconti, su sicurezza urbana, immigrazione, geopoliticaidentità digitale e libertà individuale


C’è un momento, in certe serate, in cui capisci che non sarà il solito convegno. È successo a Molfetta, nella suggestiva cornice del Museo della Radio e della Televisione di Palazzo Turtur, dove il quarto appuntamento della rassegna “La Radio al Museo” ha portato sul palco il Generale dei Carabinieri Maurizio Esposito.

Quasi due ore intense, senza diplomazie inutili, su temi che oggi dividono e interrogano: sicurezza urbana, immigrazione, geopolitica, identità digitale e libertà individuale.

A guidare il confronto, Angelo Bellifemine e Lucia Catacchio, con una platea partecipe e tutt’altro che passiva.

Un progetto che cresce, tra memoria e attualità

La serata si è aperta con un richiamo chiaro: il passato non è nostalgia, ma uno strumento. Non una frase fatta, ma la chiave di lettura dell’intera rassegna. Dopo gli incontri dedicati a benessere, intelligenza artificiale e nutrizione, il focus su sicurezza e libertà ha segnato un cambio di passo: meno teoria, più realtà.

Il Generale Esposito, con oltre quarant’anni di esperienza tra territorio, missioni internazionali e Ministero della Difesa, ha scelto una linea netta: dire le cose come stanno, anche a costo di risultare scomodo.

«Le istituzioni sono di tutti. L'Arma dei Carabinieri non è di una parte, la polizia non è di una parte, la magistratura non è di una parte. Se hai un ruolo istituzionale, devi essere al di sopra delle parti.»— Gen. Maurizio Esposito

Sicurezza e giustizia: il nodo irrisolto

Sul tema della sicurezza urbana, il messaggio è stato diretto: la percezione di insicurezza non è un’illusione. Secondo Esposito, il problema non sta solo nelle leggi, ma nella loro applicazione e in un sistema che fatica a trovare equilibrio tra tutela dei diritti e certezza della pena.

Ha parlato apertamente di una “deriva del garantismo” e di carceri svuotate senza alternative concrete, proponendo una soluzione che guarda al passato per risolvere il presente: riconvertire le numerose caserme dismesse in strutture detentive dignitose. Una visione pratica, non ideologica.

E poi il punto più delicato: le istituzioni. “Devono essere di tutti”, ha ribadito, senza ambiguità. Un richiamo che, oggi, suona quasi controcorrente.

Sul fronte immigrazione, Esposito ha distinto tra accoglienza e gestione. Da un lato il rispetto delle norme internazionali, dall’altro un sistema europeo che, a suo dire, mostra limiti evidenti.

La proposta? Tornare a un approccio strutturato, con centri di selezione nei paesi di origine o transito. Una soluzione che non nasce oggi, ma che continua a restare sulla carta.

Geopolitica e scenari globali

Quando il discorso si è spostato sul piano internazionale, il tono si è fatto ancora più diretto. Dalla NATO ai rapporti con la Russia, fino al rischio rappresentato dall’Iran, Esposito ha tracciato uno scenario complesso, dove l’Italia si muove spesso più per vincoli che per scelta.

Una lettura che può piacere o meno, ma che ha avuto il merito di rimettere al centro una domanda scomoda: quanto siamo davvero autonomi nelle decisioni strategiche?

Digitale: progresso o dipendenza?
Tra i passaggi più discussi, quello sull’identità digitale e sull’euro digitale. Qui il Generale ha toccato un nervo scoperto: la fiducia cieca nella tecnologia.

Il punto non è rifiutare il progresso, ma evitare che elimini alternative. Un principio semplice, quasi antico: se tutto diventa digitale e qualcosa si blocca, cosa resta?
Un blackout, un errore di sistema, e intere porzioni di vita potrebbero diventare inaccessibili. Non è fantascienza, è un rischio concreto che spesso si tende a sottovalutare.
«Noi abbiamo urgenza di ripristinare il valore dell'autorità: 
non autoritarismo, ma insegnamento delle regole, rispetto delle regole, la giusta punizione — non mortificante — per chi le regole non le rispetta.»
— Gen. Maurizio Esposito

Autorità, non autoritarismo

Nel finale, la sintesi più efficace della serata: serve uno Stato autorevole, non autoritario.
Una distinzione che sembra banale, ma che oggi è tutto tranne che scontata.

Dal ruolo della famiglia alla crisi della scuola, fino alla fuga dei giovani all’estero, il quadro tracciato è stato critico, a tratti duro, ma coerente: senza regole condivise e senza una classe dirigente all’altezza, il sistema si indebolisce.

Una chiusura tra memoria e continuità
A chiudere l’incontro, Sergio Ragno, che ha riportato il discorso alla memoria storica e al valore di chi ha difeso il Paese. Un passaggio che ha dato senso all’intera rassegna: capire il presente senza dimenticare da dove veniamo.
Ascolta qui l'intervista:

Dove vedere l’intervista completa
La registrazione integrale della serata, con tutti gli interventi e il dibattito con il pubblico, sarà disponibile sul canale YouTube di Radio Idea.

Per chi vuole farsi un’idea senza filtri, il consiglio è semplice: guardarla tutta. Perché certi passaggi, letti, rendono. Ma ascoltati, fanno un altro effetto.
◆ Scheda dell'event
Rassegna
La Radio al Museo – 4° incontro
Tema
Sicurezza e Libertà
Data
Mercoledì 25 marzo 2026, ore 18:30
Luogo
Palazzo Turtur, Via Preti n. 29 – Molfetta
Relatore
Gen. Maurizio Esposito (Segr. Naz. Adesso Italia)
Modera
Angelo Bellifemine (dir. art. Museo Eredi della Storia)
Conduce
Lucia Catacchio (direttrice artistica Radio Idea)
Saluti istituzionali
Cav. Sergio Ragno (presidente Eredi della Storia)
Con la partecipazione di
Fond. ANMIG · Istituto del Nastro Azzurro
Sponsor
Autoscuola Futura, Molfetta via San Carlo 24

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