In un panorama musicale sempre più orientato all’impatto immediato e meno al contenuto, c’è ancora chi sceglie una strada diversa. Giuseppe Binetti lo fa con “2Squadre”, un brano che non cerca scorciatoie ma punta dritto a un tema scomodo: la percezione della guerra nella società contemporanea.
Ascolta qui l'intervista in onda su Radio Idea ed il circuito Airplay
Cantautore rock italiano, già finalista a Sanremo Rock e con un percorso che lo ha portato anche oltre i confini nazionali — con il suo EP inserito in un DVD ufficiale degli Iron Maiden — Binetti costruisce un progetto musicale che non si limita all’ascolto, ma invita alla riflessione.
“2Squadre” si muove su sonorità nu metal, con chitarre incisive e una tensione costante che accompagna un testo diretto. Il cuore del brano è il parallelismo tra videogiochi e guerra reale: due squadre, uno scontro, un vincitore. Ma nella realtà, come sottolinea il messaggio del pezzo, non esiste alcun punteggio finale.
Una scelta artistica precisa, che si inserisce in un percorso più ampio. Il singolo, infatti, anticipa il concept album “Mappa di Sangue”, previsto per il 2026, un progetto che promette di approfondire ulteriormente temi legati alla società e alle sue contraddizioni.
Durante l’intervista rilasciata ai nostri microfoni, Binetti ha evidenziato come oggi, nella musica, il testo rischi spesso di passare in secondo piano rispetto all’immagine e al suono. Una tendenza che lui prova a invertire, riportando al centro il significato.
Non è un caso che anche in passato abbia affrontato tematiche complesse, come nel brano “La Libertà”, legato al periodo del Covid, dimostrando una coerenza artistica che oggi non è così scontata.
Certo, scegliere questa strada significa anche esporsi. Parlare di guerra, libertà e società non è mai neutro e spesso genera reazioni contrastanti. Ma è proprio qui che si misura la differenza tra chi fa musica per seguire il mercato e chi invece prova a lasciare un segno.
E allora la domanda resta aperta: c’è ancora spazio per una musica che faccia pensare, oltre che ascoltare?
Qui l’intervista completa a Giuseppe Binetti su Facebook:






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