Caparezza Orbit Orbit ▸ Nuovo album + fumetto · 2026 ◆ Intervista esclusiva · Idea News · Radio Idea

  
Immaginazione come libertà assoluta, pessimismo attivo e l'arte di creare senza il peso delle aspettative. Una conversazione profonda con uno degli artisti più visionari della musica italiana.

Massimo Raciti — voce poliedrica di Radio Idea, protagonista storico del Disconovità di Molfetta nostro inviato a Sanremo 2026 e curatore di interviste con nomi come Jalisse, Shanguy e Caparezza (già nel 2021) — torna a incontrare il rapper molfettese nel febbraio 2026 per parlare di Orbit Orbit, il suo lavoro più cosmico, più libero e forse più coraggioso. Una chiacchierata che, come spesso accade con Caparezza, va molto oltre la musica.

L'orbita non è fuga: è trovare il proprio spazio

Come Mina scelse la Svizzera, Caparezza ha scelto l'orbita. Non un ritiro, non un rifiuto del mondo, ma — come lui stesso precisa con la chiarezza che lo distingue — «la presa di una distanza sana e necessaria per poter osservare». Una distinzione che non è solo semantica: il disco precedente parlava di fuga, di intrappolamento, di bisogno di cambiamento. Orbit Orbit è un altro passo: «C'è più positività, più propositività. La situazione è questa, fuggire comunque non porta a nulla».

«Non l'ho vista come un distacco dalle persone o dal mondo. L'ho vista piuttosto come la presa di una distanza sana e necessaria per poter osservare e per potersi ritagliare un proprio spazio all'interno del quale sia possibile vivere nel modo che teniamo opportuno — e questo non nega la possibilità di riavvicinarsi.»

Persona introversa per propria ammissione, Caparezza racconta di amare i momenti di solitudine e di non sentirsi a disagio nell'eclissarsi dalla scena: «Per me è una sensazione piacevole. Mi piace il punto di vista dell'osservatore, piuttosto che di chi si mette al centro dell'attenzione». La televisione? Un «compromesso necessario» per far sapere che il disco esiste, niente di più. Il successo di Verità Supposte, il suo primo vero exploit, non è arrivato dagli studi televisivi ma dai palchi — dalle pizzerie ai locali, dal gettare consumazioni dal palco per avvicinare la gente, fino a quando la voce sul concerto si era già sparsa da sola.

«La libertà più importante della mia vita»

Il cuore filosofico di Orbit Orbit è un'ode all'immaginazione. Non come evasione romantica, ma come unica forma di libertà davvero assoluta: «Non è stata né ingombrante né invasiva, ce n'è stata tantissima nella mia vita e non riesco a immaginare una vita senza». L'album si costruisce attorno a questo principio: si va altrove con la mente per creare qualcosa che poi si riporta, fisicamente, nella realtà da cui si è partiti.

«Esiste un tipo di libertà assoluta che è quella dell'immaginazione — e questa è stata la libertà più importante delle mie libertà su questa terra.»

L'album si chiude non a caso con Perlificat, un invito a «perlificare»: dare corpo alle idee, non lasciarle rimanere nella testa a impolverarsi. «L'idea di qualcosa che non c'è potrebbe essere salvifica per un territorio che consideriamo stagnante, perché l'idea ha in sé come qualità prima la novità — e questo qualcosa che prima non c'era potrebbe smuovere le acque». Un manifesto creativo che Caparezza applica anche a se stesso: nel suo computer ci sono canzoni a livello embrionale, ma anche pezzi che non gli piacevano e che ha comunque portato a compimento, come «prova del 9».

La bellezza di chi ha vissuto: più vita di un germoglio

Uno dei brani di Orbit Orbit porta in sé una delle immagini più dense dell'album: la bellezza di una foglia secca. Caparezza la spiega con la stessa precisione con cui De Crescenzo diceva che «nel computo degli anni non valgono i giorni uguali»: la bellezza non risiede nella quantità di anni vissuti, ma nella qualità — «a quante prove ci sono arrivate nella nostra vita, quante le abbiamo superate, quante ci hanno fatto soccombere». La storia di ognuno di noi è un'altalena di momenti che la rendono personale e affascinante.

«A 50 anni suonati, paradossalmente hai più cose da dire ancora di quando ne avevi 20, perché ne hai vissute tante. Questa immagine della foglia secca, che ha più vita di un germoglio — l'ho usata anche in forma consolatoria, parlandomi addosso.»

La stessa metafora si estende al vinile: sopravvissuto all'era del cd, creduto morto e poi resuscitato senza silicone né ritocchi. «Ha in sé una vitalità e una vita fatta di alti e bassi come dicevamo — anche il vinile può essere considerato al pari di una foglia secca che però è ancora vitale». Un'analogia che fa sorridere, ma che porta dentro di sé tutta la visione del mondo di un artista che ha scelto di non correre dietro ai numeri dello streaming.

«Sono pessimista di natura. Ma non disfattista»

Se c'è una confessione inaspettata nell'intervista, è questa: Caparezza si dichiara senza esitazione pessimista. Non nel senso del cinismo nichilista, ma di chi, dopo anni, è «abbastanza convinto che sia difficile una vera evoluzione reale, che siamo a un'impasse continua». I rapporti sociali cambiano, l'afflato politico cambia, le situazioni nel mondo cambiano — ma «rimane sempre alto il conflitto costante tra persone, tra stati».

«C'è uno scisma tra i pessimisti: c'è il pessimista che si rassegna e il pessimista che, pur sapendo che le cose difficilmente cambieranno, cerca di migliorarsi. Io sono il secondo.»

Creare senza aspettative: l'insegnamento più importante

Quando Orbit Orbit è stato concluso, Caparezza «non aveva la benché minima idea di che reazione avrebbe potuto suscitare — neanche lontanamente. Lo sentiva come un disco troppo lontano, troppo diverso da tutto quello che aveva fatto. Era «pronto a qualsiasi tipo di risultato». E questa, dice, «è forse la condizione ideale: è la sensazione che si prova con un'opera prima. Ci si butta e si vede, è come un sasso buttato in un lago — bisogna capire quanti cerchi farà». I cerchi di questo disco si sono espansi, inaspettatamente, abbastanza in là.

«Ho soddisfatto me e basta. Se non va, pazienza. Questo non può essere un mestiere da fare con la pressione delle aspettative.»

Il messaggio ai giovani che iniziano a fare musica è chiaro: «Concentrarsi sulla propria opera, sul proprio operato, sull'arte, e lasciare in secondo piano le aspettative, che spesso possono danneggiarci». Nell'era dei social e del giudizio costante, è «molto difficile, ma cercare di non curarsi di questo. Non c'è da aver ragione o da avere torto. C'è solo da creare nella maniera più limpida possibile».

Orbit Orbit: disco, fumetto e live

Orbit Orbit non è solo un album: è un progetto doppio, disco + fumetto, acquistabile in tutti i circuiti di vendita fisici e disponibile in versione streaming. Ma Caparezza è «un'anomalia»: vende molti più dischi fisici di quanto i risultati su Spotify lascerebbero supporre. Il fascino della carta, dice, «è il fascino del vinile». Le date del tour sono su caparezza.com e sul suo unico social gestito di persona: Instagram.

🎙 Intervista integrale in calce

 
A cura di Massimo Raciti · Idea News / Radio Idea · Durata: 21 min

Intervista registrata a febbraio 2026 · A cura di Massimo Raciti
· Una produzione del circuito Airplay

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