Il procuratore sportivo punta sulla fascia tra i 13 e i 17 anni con il suo Principio di Valorizzazione: «Individuare subito punti di forza e criticità per costruire percorsi personali»
Intervenire quando il talento è ancora in fase di formazione, senza aspettare che un giovane arrivi alle soglie del professionismo. È uno dei punti centrali del Principio di Valorizzazione di Sundas, il modello attraverso il quale il procuratore sportivo Alessio Sundas punta a utilizzare dati e analisi delle performance nello sviluppo dei giovani calciatori.
La fascia considerata strategica è quella compresa tra i 13 e i 17 anni, un periodo nel quale, secondo il manager, è ancora possibile intervenire in maniera significativa sulle caratteristiche dell'atleta.
«Non dobbiamo aspettare che un ragazzo abbia vent'anni per scoprire cosa gli manca. Se individuiamo prima punti di forza e criticità possiamo costruire un percorso realmente personale», spiega Sundas.
Il dato come strumento, non come sentenza
Alla base del modello c'è un concetto preciso: misurare un giovane calciatore non significa stabilire definitivamente quanto valga.
L'analisi deve servire soprattutto a capire dove e come intervenire.
«Il dato non deve servire a bocciare un giovane, ma a mostrargli la strada per migliorare».
È in questa prospettiva che entra in gioco Algorithm.Soccer, piattaforma attraverso la quale Sundas intende applicare il proprio modello di valutazione.
Analizzare la performance
Il sistema utilizza la ASM Measurement Unit, definita come un'unità proprietaria di misurazione costruita attraverso differenti indicatori tecnici, atletici e tattici.
Il percorso immaginato dal procuratore parte dall'analisi della prestazione, individua eventuali carenze e arriva alla definizione di un lavoro personalizzato.
L'obiettivo non è promettere campioni
Sundas mette però un limite preciso alla propria filosofia.
Valorizzare un ragazzo non significa assicurargli una carriera da campione.
«Valorizzare non significa inventare un campione. Significa portare una persona al massimo delle proprie possibilità».
È questo il risultato al quale dovrebbe tendere il nuovo modello: non trasformare artificialmente il talento, ma creare le condizioni perché ogni giovane possa esprimere il cento per cento del proprio potenziale.






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