Taranto, Monaco (Utelit Consum): «Il modello Giochi ora per riconvertire l’Ilva senza perdere un solo lavoratore»

Il Presidente Nazionale dell’Associazione Consumatori guarda alla grande vertenza industriale: «Basta risorse spese senza una soluzione definitiva. Le professionalità esistenti diventino protagoniste della trasformazione»

A Taranto i XX Giochi del Mediterraneo stanno dimostrando che anche una sfida complessa può essere affrontata in tempi ridotti quando risorse, competenze e responsabilità vengono concentrate verso un obiettivo preciso. Per Rocco Monaco, Presidente Nazionale di Utelit Consum, proprio questa esperienza dovrebbe diventare un modello per affrontare una delle questioni più difficili e irrisolte della città: il futuro dell’Ilva.

La proposta è quella di aprire una stagione di profonda riconversione industriale, mettendo però al centro una condizione irrinunciabile: nessun lavoratore deve essere abbandonato.

Dai Giochi all’Ilva: «Taranto ha bisogno di decisioni»

Monaco parte dall’esperienza maturata con le opere dei Giochi e dal lavoro del Commissario Straordinario Massimo Ferrarese.

«Ferrarese ha dimostrato che, anche partendo da una situazione difficilissima e con tempi estremamente ridotti, è possibile raggiungere risultati concreti», afferma Monaco. «Quello messo in campo per i Giochi è un modello amministrativo ed esecutivo che merita di essere riconosciuto. Taranto adesso ha bisogno della stessa capacità di decidere e realizzare sulle questioni che attendono una risposta da decenni».

In questo scenario, il dossier industriale assume inevitabilmente un ruolo centrale.

Monaco: «Basta spendere senza arrivare a una soluzione»

Per il Presidente Nazionale di Utelit Consum, è necessario superare una gestione dell’emergenza che negli anni non è riuscita a consegnare a Taranto una prospettiva definitiva.

«Da decenni continuiamo a spendere risorse enormi sull’Ilva senza riuscire a risolvere definitivamente il problema», sostiene Monaco. «Dobbiamo avere il coraggio di ragionare su un grande progetto di riconversione, capace di dare alla città una prospettiva diversa».

Una trasformazione che, nella proposta di Monaco, non può però tradursi in un arretramento sul fronte occupazionale.

«I lavoratori non possono vivere vent’anni di cassa integrazione»

Il punto fermo è la salvaguardia di tutti i lavoratori.

«Non possiamo pensare che la soluzione sia tenere delle persone per quindici o vent’anni in cassa integrazione», sottolinea. «Dietro quei numeri ci sono lavoratori, famiglie e soprattutto professionalità costruite in anni di esperienza. Devono tornare a essere protagonisti di un progetto produttivo».

Secondo Monaco, le competenze presenti nello stabilimento potrebbero essere utilizzate direttamente nel processo di trasformazione dell’area industriale.

«Anche un percorso di riconversione e di eventuale smantellamento avrebbe bisogno di moltissime figure professionali. Utilizziamo innanzitutto i lavoratori che già abbiamo. Dove le competenze non coincidono con quelle necessarie, investiamo nella formazione e nella riqualificazione professionale».

«Oltre 300 milioni dimostrano cosa può fare Taranto»

Lo sguardo torna quindi ai Giochi del Mediterraneo e agli oltre 300 milioni di euro investiti in impianti e infrastrutture.

Per Monaco, quella trasformazione rappresenta la prova concreta di ciò che può accadere quando Taranto diventa destinataria di un progetto definito e di una struttura capace di realizzarlo.

«In pochissimo tempo abbiamo visto nascere o rinascere infrastrutture di altissima qualità. Non bruciamo questo risultato e, soprattutto, non disperdiamo il metodo che ci ha permesso di raggiungerlo», afferma.

Lo stesso patrimonio realizzato dovrà continuare a essere utilizzato dopo la conclusione delle competizioni, aprendolo allo sport, ai giovani e alle associazioni e trasformandolo in una leva per nuove occasioni di sviluppo.

Periferie e industria, «la trasformazione deve riguardare tutta Taranto»

La riconversione dell’Ilva si inserisce, per Utelit Consum, in un progetto ancora più ampio. Monaco torna infatti a chiedere un piano speciale per le periferie, affinché il cambiamento visibile durante i Giochi non rimanga confinato alle aree interessate dalla manifestazione.

«Taranto è stata martoriata per troppi anni. La città che stiamo vedendo in questi giorni deve diventare la città di domani e questa trasformazione deve raggiungere anche le periferie», osserva.

Il dopo Giochi, quindi, dovrà tenere insieme patrimonio sportivo, rigenerazione urbana, trasformazione industriale e occupazione.

«Non consideriamo i Giochi un punto di arrivo», conclude Rocco Monaco. «Consideriamoli la prova che Taranto può cambiare quando esiste una volontà precisa. Ora serve lo stesso coraggio per affrontare l’Ilva, riqualificare le periferie e garantire un futuro ai lavoratori. Taranto non ha bisogno di continuare a gestire emergenze: ha bisogno finalmente di costruire il proprio futuro».

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