Commissione parlamentare d'inchiesta Covid-19: verità, responsabilità e decisioni politiche


Il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta interviene sui punti più controversi della gestione pandemica: dall'informazione ai cittadini alle decisioni sui vaccini, dalle cure domiciliari alle responsabilità istituzionali. «Non possiamo condannare nessuno, ma possiamo individuare le scelte sbagliate».

La gestione della pandemia da Covid-19 continua a sollevare interrogativi che meritano risposte, anche a distanza di anni. Le restrizioni, il Green Pass, gli obblighi vaccinali, le decisioni sulle cure domiciliari e il rapporto tra politica e organismi tecnico-scientifici rappresentano ancora oggi alcuni dei capitoli più controversi di quella stagione.

Per approfondire questi temi, ho ha intervistato per IdeaNews il senatore Marco Lisei, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria da SARS-CoV-2.

Nel corso dell'intervista sono stati affrontati alcuni dei passaggi più delicati emersi durante le audizioni parlamentari, compresa quella dell'ex ministro della Salute Roberto Speranza del 26 ottobre 2026 e quella del professor Giovanni Frajese del 20 ottobre.

Le risposte del presidente offrono uno spaccato dell'attività investigativa in corso e anticipano alcuni dei temi che dovranno trovare spazio nella relazione conclusiva della Commissione.

Green Pass: protezione dal contagio o incentivo alla vaccinazione?

Uno dei primi argomenti affrontati riguarda il Green Pass e la sua funzione durante l'emergenza sanitaria.

Richiamando l'audizione di Roberto Speranza del 26 ottobre, abbiamo chiesto a Lisei se i cittadini fossero stati correttamente informati sui limiti della protezione offerta dai vaccini e se fosse giusto subordinare il diritto al lavoro e alla vita sociale al possesso del certificato verde.

La risposta del presidente è stata netta.

Secondo Lisei, era ormai evidente che anche le persone vaccinate potessero contrarre il virus e trasmetterlo ad altri. Il problema, a suo giudizio, riguardava soprattutto il modo in cui le massime autorità istituzionali avevano comunicato il significato della vaccinazione.

Il senatore ha contestato in particolare i messaggi pubblici dell'allora ministro Speranza e del presidente del Consiglio Mario Draghi, sostenendo che ai cittadini fosse stata trasmessa l'idea che vaccinarsi significasse non contagiare le persone vicine.

Una comunicazione che, secondo il presidente della Commissione, avrebbe potuto generare un falso senso di sicurezza.

Lisei ha richiamato anche i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, nei quali sarebbe stato preso in considerazione il rischio che le persone vaccinate potessero comunque trasmettere il virus.

La questione sollevata è rilevante: un cittadino che riteneva di non poter contagiare un familiare fragile poteva abbassare le proprie precauzioni, esponendolo a un rischio che non era stato eliminato dalla vaccinazione.

Occorre precisare che la documentazione scientifica europea ha successivamente confermato un quadro più articolato: i vaccini non impedivano completamente l'infezione e la trasmissione, ma potevano ridurne il rischio, con un'efficacia variabile in base alla variante e al tempo trascorso dalla vaccinazione. La protezione contro le forme gravi è rimasta invece un elemento centrale della loro efficacia.

Il punto politico sollevato da Lisei riguarda quindi non soltanto l'efficacia dei vaccini, ma anche la correttezza e la completezza dell'informazione fornita ai cittadini.

AstraZeneca e Camilla Canepa: il principio di precauzione fu rispettato?

Il secondo tema affrontato è probabilmente uno dei più delicati dell'intera inchiesta: la gestione dei vaccini e, in particolare, il caso AstraZeneca.

Durante l'audizione di Roberto Speranza sono stati richiamati alcuni passaggi delle registrazioni delle riunioni del Comitato Tecnico Scientifico, con riferimenti alle valutazioni espresse da figure come Giorgio Palù e Franco Locatelli.

Al centro della discussione anche le parole pronunciate da Speranza il 9 giugno 2021, mentre la diciottenne Camilla Canepa era ricoverata dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca: «Dobbiamo spingere. Mostrare dubbi adesso sarebbe un danno».

Abbiamo chiesto al presidente Lisei se la Commissione abbia individuato eventuali responsabilità politiche nella gestione delle informazioni scientifiche e nelle decisioni assunte in quella fase.

La sua risposta è stata accompagnata da una precisazione: le indagini sui vaccini non sono ancora concluse.

Lisei ha descritto due orientamenti che, a suo giudizio, sarebbero emersi durante l'emergenza. Da una parte, quello di alcuni esponenti del mondo scientifico, più orientati al principio di precauzione rispetto ai possibili effetti avversi; dall'altra, quello di chi avrebbe privilegiato il raggiungimento dell'obiettivo politico-sanitario di aumentare il numero delle vaccinazioni.

Il presidente ha criticato soprattutto la gestione di AstraZeneca, sottolineando i cambiamenti nelle indicazioni relative alle fasce d'età e sostenendo che la vaccinazione dei più giovani, in quella fase, non avrebbe rispettato un adeguato bilanciamento tra rischi e benefici.

Si tratta di valutazioni espresse da Lisei nel corso dell'intervista, che dovranno essere confrontate con i documenti acquisiti, le evidenze scientifiche riferite ai diversi periodi e le conclusioni dell'inchiesta.

Resta una domanda fondamentale: nelle decisioni sanitarie adottate durante l'emergenza, il principio di precauzione ebbe sempre il peso necessario oppure, in alcuni momenti, prevalse l'esigenza di sostenere la campagna vaccinale?

Giovanni Frajese e le cure domiciliari: «Si poteva fare molto di più»

Un altro passaggio significativo dell'intervista riguarda l'audizione del professor Giovanni Frajese, docente di Scienze mediche tecniche applicate presso l'Università di Roma Foro Italico, ascoltato dalla Commissione il 20 ottobre 2026.

Frajese ha presentato una relazione nell'ambito dei lavori parlamentari, portando all'attenzione dei commissari documentazione e osservazioni scientifiche sulle scelte compiute durante la pandemia.

Abbiamo chiesto a Lisei quanto queste evidenze stiano incidendo sull'attività della Commissione e se, nella gestione dei pazienti a domicilio, sarebbe stato possibile adottare un approccio differente.

Il presidente ha confermato che la Commissione ha acquisito il materiale presentato da Frajese, così come quello proveniente da altri medici e professionisti ascoltati.

Sulle cure domiciliari, la sua posizione è stata particolarmente critica.

Lisei ha richiamato la circolare ministeriale del 30 novembre 2020, diventata nota nel dibattito pubblico per le indicazioni relative alla «vigile attesa» e all'utilizzo di trattamenti sintomatici, tra cui il paracetamolo.

Secondo il presidente, quelle indicazioni sarebbero arrivate tardivamente e non avrebbero fornito strumenti terapeutici sufficientemente articolati per affrontare la malattia.

Nel corso della risposta ha inoltre citato la consulenza della dottoressa Amato, acquisita dalla Commissione, sostenendo che anche questa documentazione avrebbe evidenziato le carenze dell'approccio adottato per le cure domiciliari.

La questione è particolarmente importante perché riguarda il rapporto tra indicazioni ministeriali, autonomia professionale dei medici e possibilità di intervenire tempestivamente sui pazienti.

È necessario distinguere, tuttavia, tra le indicazioni contenute nella circolare e l'effettiva pratica clinica: la presenza di paracetamolo e vigile attesa nelle raccomandazioni ministeriali non dimostra, da sola, che ai medici fosse imposto di non utilizzare altre terapie quando clinicamente appropriate.

Proprio per questo sarà importante comprendere quali alternative fossero disponibili, quali evidenze le sostenessero in quel momento e se eventuali ritardi o limitazioni abbiano prodotto conseguenze evitabili.

La Commissione non può condannare, ma può individuare le responsabilità

Quali risultati potranno aspettarsi i cittadini al termine dell'inchiesta?

È questa la domanda che abbiamo posto a Lisei dopo aver richiamato le audizioni di ministri, scienziati e tecnici.

Il presidente ha chiarito un aspetto fondamentale del mandato parlamentare: la Commissione non è un tribunale e non può sostituirsi alla magistratura, né emettere condanne penali.

Il suo compito è però quello di ricostruire le decisioni assunte, esaminare i documenti, valutare l'operato delle istituzioni e individuare eventuali responsabilità politiche, istituzionali, morali ed etiche.

«Non possiamo ripercorrere i processi penali, non possiamo condannare e portare in tribunale nessuno, ma possiamo fare un lavoro che individui le scelte sbagliate e le responsabilità affinché questo sia un monito per il futuro», ha spiegato Lisei.

Il presidente ha quindi indicato nella sessione conclusiva dei lavori il momento in cui la Commissione dovrà tirare le somme dell'attività svolta e presentare le proprie valutazioni.

Un passaggio decisivo, perché i cittadini non chiedono soltanto di conoscere ciò che è accaduto, ma anche di comprendere se le istituzioni abbiano commesso errori e quali strumenti possano impedire che situazioni analoghe si ripetano.

Tecnologia mRNA: opportunità per la medicina, ma servono verifiche

Nella parte finale dell'intervista abbiamo affrontato un tema che guarda anche al futuro: la tecnologia a mRNA.

Una tecnologia considerata da molti una delle prospettive più importanti della medicina, ma che, proprio per le esperienze maturate durante la pandemia, richiede un confronto trasparente sulla sicurezza, sulle applicazioni e sui controlli.

Abbiamo chiesto a Lisei se gli interessi scientifici, industriali ed economici legati allo sviluppo di questa tecnologia possano condizionare l'accertamento della verità sulla gestione dei vaccini anti-Covid.

La risposta del presidente ha posto una distinzione tra il ruolo dell'industria privata e quello delle istituzioni pubbliche.

Secondo Lisei, le aziende perseguono legittimamente obiettivi economici, mentre allo Stato spetta il compito di verificare la sicurezza dei prodotti e l'appropriatezza del loro utilizzo.

Per spiegare il concetto ha utilizzato un paragone molto semplice: «Un coltello è utile o non è utile? Dipende cosa ci fai, se ci tagli il pane è utile, se fai una coltellata a una persona è dannoso».

Il presidente ha quindi ribadito che ogni tecnologia deve essere valutata in relazione alle applicazioni e agli obiettivi per cui viene utilizzata.

Ha anche precisato che il lavoro della Commissione resta concentrato sui vaccini contro il Covid-19, senza estendere automaticamente le conclusioni a tutta la tecnologia mRNA.

Un distinguo importante: verificare criticamente le decisioni assunte durante l'emergenza non significa respingere a priori ogni futura applicazione scientifica. Allo stesso modo, le prospettive di sviluppo di una tecnologia non possono rappresentare un motivo per rinunciare a verifiche indipendenti e trasparenti.

La relazione finale: il vero banco di prova

L'intervista al senatore Marco Lisei restituisce il quadro di una Commissione che ha ancora diversi passaggi da completare e che dovrà confrontarsi con questioni scientifiche, politiche e istituzionali particolarmente complesse.

Dalla comunicazione sul Green Pass alla gestione di AstraZeneca, dalle cure domiciliari alle valutazioni presentate dagli esperti, emerge un filo conduttore: la necessità di capire se le decisioni assunte durante l'emergenza siano state sempre proporzionate alle evidenze disponibili e se il rapporto tra politica e scienza abbia mantenuto la necessaria autonomia.

La relazione conclusiva sarà il momento più importante. Dovrà basarsi sui documenti, sulle testimonianze e sulle verifiche svolte, distinguendo le responsabilità accertabili dalle valutazioni politiche e dalle questioni ancora controverse.

Non si tratta di riscrivere la storia né di stabilire a posteriori che ogni decisione fosse necessariamente sbagliata. Si tratta, piuttosto, di verificare se le scelte adottate fossero giustificate, se i cittadini fossero stati informati correttamente e se siano stati rispettati i principi di proporzionalità, prudenza e trasparenza.

Perché una lezione importante dovrebbe rimanere da quella stagione: in una situazione di emergenza, la tutela della salute pubblica non può prescindere dal rispetto dei diritti individuali, dalla libertà del confronto scientifico e dalla responsabilità di chi assume decisioni che incidono sulla vita di milioni di persone.

Qui l'intervista al senatore Marco Lisei, disponibile sul canale YouTube di Radio Idea.


DOMANDE FREQUENTI – FAQ

1. Qual è il compito della Commissione parlamentare d'inchiesta Covid?
Ricostruire la gestione dell'emergenza sanitaria, valutare l'efficacia delle misure adottate e individuare eventuali responsabilità politiche e istituzionali.

2. Cosa ha dichiarato Marco Lisei sul Green Pass?
Ha contestato la comunicazione istituzionale relativa alla capacità dei vaccini di impedire il contagio, sostenendo che abbia generato un falso senso di sicurezza.

3. Cosa sta verificando la Commissione sul vaccino AstraZeneca?
Le decisioni assunte, le valutazioni scientifiche, il principio di precauzione e la gestione delle informazioni sui possibili effetti avversi.

4. Qual è il contributo di Giovanni Frajese?
Il professore ha presentato una relazione e documentazione scientifica durante l'audizione del 20 ottobre 2026, nell'ambito delle verifiche sulla gestione pandemica.

5. Cosa ha detto Lisei sulle cure domiciliari?
Ha sostenuto che le indicazioni ministeriali furono tardive e insufficienti e che sarebbe stato possibile fare molto di più.

6. La Commissione può emettere condanne?
No. Può individuare responsabilità politiche e istituzionali e formulare valutazioni nella relazione finale, ma non può emettere sentenze penali.

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